Un laboratorio di narrazione, scrittura poliespressiva e messa in scena sotto la guida virtuale di William Shakespeare

- per indagare le forme della scrittura drammaturgica e della messa in scena lavorando sull’opera del maestro dei maestri e su quella dei grandi interpreti che hanno studiato soluzioni eccezionali per portarla in teatro e sullo schermo, rispettandone e valorizzandone le soluzioni con adeguate invenzioni sceniche, 

- per studiare da più prospettive e scena per scena capolavori che sono diventati gli archetipi narrativi con cui ogni autore deve confrontarsi per farne oggetto di variazioni implicite o esplicite; gli oggetti ideali per ricavare insegnamenti metodologici universali e realizzare Sistemi di Studio Reticolare adeguati a ridare voce a Shakespeare, in veste di maestro degli autori del futuro.

Grazie alla collaborazione occasionale o ripetuta con alcuni Enti, a partire dal 2009 abbiamo dato avvio al Laboratorio e abbiamo iniziato a sviluppare i progetti. 

Il primo progetto completato è dedicato a Romeo and Juliet, e costituisce il prototipo che stiamo perfezionando e a cui stiamo riferendoci per lo sviluppo di nuovi Sistemi in versioni fruibili completamente online.

L’opera di Shakespeare rappresenta per noi una doppia sfida: da un lato ci stimola a scoprire il complesso progetto autoriale che sorregge ognuno dei suoi capolavori e l’opera intera che li lega tra loro attraverso fili invisibili; da un altro lato ci ispira a sviluppare Sistemi di Studio Reticolare adeguati a rappresentare quella scoraggiante complessità.

Non appena abbiamo avuto a disposizione tecnologie idonee, risorse documentali analogiche e digitali sufficienti, e abbastanza esperienza per poter affrontare un’opera apparentemente inesauribile e insormontabile, abbiamo cominciato a  ricreare la “Bottega Shakespeare” e ad allenarci a ragionare come il maestro dei maestri; l’autore, cioè, che ha saputo raccogliere e sintetizzare, nella sua opera, l’eredità umanistica sin dalla tradizione narrativa orale dei miti, delle leggende, delle favole e delle cronache medievali; ma anche l’autore che, a sua volta, ha lasciato in eredità una quantità e una qualità di nuovi archetipi narrativi che sono stati la maggior fonte di ispirazione per chiunque, dopo di lui, abbia avuto le capacità di espandere l’arte della narrazione ad ogni forma espressiva, ad ogni forma seriale multimediale e reticolare per comporre «nuovi» racconti. 

Se Giuseppe Verdi e Orson Welles hanno assunto esplicitamente i capolavori shakespeariani come materia narrativa ed espressiva per i loro capolavori, non di meno qualunque autore di grandi narrazioni letterarie, teatrali, musicali e figurative ha dovuto fare i conti con i presupposti espliciti o impliciti di cui l’opera shakespeariana ha dotato ogni nuovo aspirante artista e umanista, narratore, interprete, cantastorie.

L’influenza di Shakespeare si può oggi riconoscere e misurare in ogni campo della narrazione, in ogni epoca e in ogni autore. E tuttavia ogni giorno vediamo affievolirsi i benefici influssi degli insegnamenti shakespeariani sulla produzione culturale contemporanea, perché semplicemente la conoscenza diretta e sistematica dei capolavori del maestro dei maestri è stata sostituita dalla fruizione di meno impegnativi succedanei, riduttivi, di pseudo-autori che dichiarano di ispirarsi a lui senza però averlo né studiato né compreso. Sono rimasti in pochi persino gli interpreti shakespeariani che, nel mettere in scena i suoi capolavori siano ancora disposti a studiarli con il tempo e le capacità necessarie. Così le sovrainterpretazioni, le riscritture e le attualizzazioni dell’opera di Shakespeare, che non mancano mai nei cartelloni dei Teatri e persino nella cinematografia contemporanea, finiscono per allontanare anziché avvicinare il pubblico, e tantomeno non stimolano nuovi potenziali autori a far tesoro della conoscenza di queste fonti irrinunciabili per chiunque voglia cimentarsi con l’arte narrativa.

Non sono passate da molto le commemorazioni shakespeariane per i quattrocento anni dalla sua morte, che sono state in ogni Paese il pretesto per altisonanti convegni e nuove pubblicazioni “intorno a Shakespeare”che mentre hanno permesso a tanti di dirsi nuovi studiosi dell’opera di Shakespeare non hanno portato contributi metodologici per indagare ed esplorare meglio la complessità dell’opera del più noto autore dei teatro ancora paradossalmente inaccessibile ai più, persino a coloro che pretendono di rivisitarlo, di creare variazioni … su una scatola nera di cui colgono ciò che superficialmente rende i suoi racconti omologabili a qualunque produzione seriale di genere per adolescenti. 

Quello che intendiamo dire è che ci appare incredibile che a distanza di secoli non vi sia ancora uno - intendiamo davvero uno di numero - studio dell’opera di Shakespeare (e non intorno all’opera di Shakespeare), che prenda in esame scena per scena i meccanismi del racconto, le straordinarie soluzioni narrative shakespeariane, e ne faccia un manuale di costruzione narrativa e drammaturgica. Qua e là vi sono studiosi che hanno colto, in una scena, qualcosa di interessante, ma solo per farne pretestuosamente un motivo per giustificare le loro letture ideologiche. Meglio le “Disposizioni sceniche verdiane” che ci fanno intendere quello che Verdi e Piave hanno capito - da veri autori-studiosi del testo shakespeariano - delle sottili strategie del maestro da cui hanno tratto le loro. Meglio le considerazioni a margine del suo Othello fatte da Orson Welles in Filming Othello. In questo sconfortante scenario di studi generici sull’opera di Shakespeare, studi cioè che pescano alcuni esempi testuali per confortare le ipotesi pregiudiziali di un saggio su un capolavoro o su un tema shakespeariano, ancorché spesso pieni di intuizioni, ricordiamo con piacere alcuni studiosi di una generazione ormai tramontata, nostri maestri, che ci hanno illuminato con qualche esemplificazione metodologica e ci hanno incitato a continuare, noi, l’impresa che loro hanno preferito rinviare e trasmetterci, come una scomoda ma ambiziosa staffetta.

Da parte nostra non ci sono stati dubbi, vivendo in un’epoca di progressivo degrado culturale, che tornare a Shakespeare fosse la cura necessaria e al contempo il migliore investimento per il futuro. Perciò, non senza preoccupazioni per l’enormità dell’impresa, abbiamo stilato un piano di lavoro alquanto ambizioso che probabilmente ci sopravviverà ma per il quale pensiamo di poter offrire qualche esempio esaustivo di come attuarlo. L’attuazione del piano richiede aiuti di ogni tipo, ma noi speriamo che, non appena avrete visto i primi risultati da noi ottenuti, sarete incoraggiati a parteciparvi, come potrete, in veste di fruitori, sostenitori, partner, collaboratori.

Non è solo per Shakespeare che abbiamo pensato di dare priorità alla sua opera nei nostri piani produttivi, ma anche per le nuove generazioni, che rischiano di non apprendere gli insegnamenti preziosi, tanto sul piano morale (non moralistico) quanto su quello metodologico e professionale, da parte dell’autore che più di ogni altro, con il suo esempio, ci ha insegnato a fare e ad amare l’arte della narrazione. 

Eccovi dunque il nostro piano, di cui potrete vedere progressivamente gli esiti negli Ambienti di Studio, dove distribuiremo i Sistemi di Studio e gli altri servizi e prodotti complementari.

I Titoli

Viaggi ipermediali interni ed esterni al testo di William Shakespeare, tra le sue articolazioni, le fonti, le varianti esplicite e implicite, le riscritture e le messe in scena, in base ai principi narrativi utilizzati da Shakespeare e alle soluzioni narrative ed espressive da lui elaborate

- Romeo and Juliet: L’amore che non muore o Il racconto d’amore fra tragedia romantica e commedia sofisticata

Con il supporto di risorse dagli archivi shakespeariani, delle fonti letterarie, delle messe in scena teatrali e audiovisive (Renato Castellani, George Cukor, Franco Zeffirelli, Dominic Dromgoole, Baz Luhrmann), delle variazioni narrative e delle riscritture espressive e mediali (quelle musicali di Ciaikovskij, Prokofev, con i relativi balletti; l'opera di Charles Gounod e quella di Vincenzo Bellini, il musical di Arthur Laurents-Sondheim-Bernstein e le sue versioni cinematografiche di Robert Wise e di Steven Spielberg), dell'iconografia pittorica e delle edizioni illustrate (William Hatherell, Francio, Mariano Bovi, Anthony Walker, Joseph Wright of Derby, Benjamin Wilson, J.M.William Turner, Francesco Hayez, Anselm Feuerbach, Frederick Leighton, Johann Heinrich Füssli, Charles Edouard Edmond Delort).

- The Tempest: Lost in Shakespeare, o le messe in scena di un mago tra teatro e magia 

Con il supporto di risorse dagli archivi shakespeariani, delle fonti letterarie, delle messe in scena teatrali e audiovisive (Giorgio Strehler, Peter Brook, Peter Greenaway, Derek Jarman, Jeremy Herrin, Gregory Doran), delle variazioni narrative e delle riscritture espressive e mediali (la versione napoletana di Eduardo De Filippo, la versione fantascientifica di Fred M. Wilcox; la commedia di Paul Mazursky), dell'iconografia pittorica e delle edizioni illustrate (Arthur Rackham, Edmund Dulac, Paul Woodroffe, Richard Dadd, William Hogarth, John W. Waterhouse, John Everett Millais, Joseph Wright, Elisha Kirkall, Caroline Watson, Famiglia Grieve, Daniel Maclise, Robert Huskisson, Johann Heinrich Füssli, William Hamilton …).

- Hamlet: Vivere per recitare, recitare per vivere, o la tragedia di essere il principe di Danimarca

Con il supporto di risorse dagli archivi shakespeariani, delle fonti letterarie, delle messe in scena teatrali e audiovisive (Orson Welles, Lawrence Olivier, Grigori Kozintsev, Peter Brook, Ejmuntas Nekrosius, Akira Kurosawa, Aki Kaurismaki, Kenneth Branagh, Gregory Doran, Sarah Frankcom, Lyndsey Turner), delle variazioni narrative e delle riscritture espressive e mediali (quella teatrale di Jules Laforgue e la relativa messa in scena teatrale e audiovisiva di Carmelo Bene; quelle cinematografiche di Ernst Lubitsch, Tom Stoppard), dell'iconografia pittorica e delle edizioni illustrate (Dante Gabriel Rossetti, John W. Waterhouse, Eugene Delacroix, Johann Heinrich Füssli, Daniel Maclise, Charles William Sharpe, Thomas Lawrence, Francis Hayman, James Northcote, Anthelme-Francois Lagrenèe, William Telbin Senior, Gustave Moreau, John Everett Millais, Anthony Van Dick, Gustave-Adolphe Mossa, Robert Walter Weir, Pascal Dagnan-Bouveret, Friedrich Wilhelm Trautschold, William Gordon Wills).

- A Midsummer Night’s Dream: I sogni si avverano solo nei sogni, o la rappresentazione senza fine

Con il supporto di risorse dagli archivi shakespeariani, delle fonti letterarie, delle messe in scena teatrali e audiovisive (Max Reinhardt, Peter Hall, Peter Brook, Adrian Noble, Luca Ronconi), delle variazioni narrative e delle riscritture espressive e mediali (quelle musicali di Felix Mendellsohn, Benjamin Britten) e le relative messa in scena (David Pountney da Britten), dell'iconografia pittorica e delle edizioni illustrate (Arthur Rackham, Johann Heinrich Füssli, Richard Dadd, Daniel Maclise, Joshua Reynolds, George Romney, William Blake, William Gordon, Joseph Noël Paton, David Scott, Francis Danby, John Simmons, Rudof Carl Huber, Joseph Severn).