Un laboratorio di narrazione, scrittura poliespressiva e messa in scena sotto la guida virtuale di Eduardo De Filippo

- per indagare le forme della scrittura drammaturgica e della messa in scena lavorando sull’opera del maestro dei maestri e su quella dei grandi interpreti che hanno studiato soluzioni eccezionali per portarla in teatro e sullo schermo, rispettandone e valorizzandone le soluzioni con adeguate invenzioni sceniche, 

- per studiare da più prospettive e scena per scena capolavori che sono diventati gli archetipi narrativi con cui ogni autore deve confrontarsi per farne oggetto di variazioni implicite o esplicite; gli oggetti ideali per ricavare insegnamenti metodologici universali e realizzare Sistemi di Studio Reticolare adeguati a ridare voce a Shakespeare, in veste di maestro degli autori del futuro.

Introduzione    Articolazione

Il Laboratorio dedicato a Eduardo De Filippo è nato allo scopo di realizzare una serie di strumenti innovativi per favorire lo studio sistematico della sua opera. Con gli strumenti che ricaveremo da questo Laboratorio potrete infatti entrare nella mente creativa di un maestro che ha rielaborato la materia della nostra cultura popolare per creare, con essa, capolavori immortali; opere d’arte come quelle realizzate, nel nostro stesso paese, da Carlo Goldoni, che hanno portato la tradizione delle maschere della commedia dell’arte ai livelli raggiunti in Europa da Molière e da Beaumarchais.

In questo Laboratorio ideiamo e costruiamo Sistemi di Studio Reticolare e altri servizi affinché possiate apprendere la lezione di questo straordinario umanista, drammaturgo metteur en scene e attore, attraverso i suoi capolavori. Potrete studiare le sue soluzioni autoriali e attoriali e come ricavare da esse insegnamenti metodologici universali per poter raccontare voi stessi, meglio, qualunque storia attraverso le forme espressive del teatro di prosa. Grazie a quanto realizzeremo in questo Laboratorio avrete infatti a disposizione ciò che vi occorre per riflettere sui rapporti tra la scrittura drammaturgica, la recitazione e la messa in scena teatrale, e inoltre per scoprire le relazioni implicite fra l'opera teatrale immortale di un maestro come Eduardo e quella tradizione culturale che, attraverso la sua opera, ha acquisito valore non solo antropologico ma anche artistico. 

Per comprendere il senso di un Laboratorio dedicato completamente a Eduardo domandatevi chi altro sia riuscito altrettanto bene a divertirvi e turbarvi, a confortarvi e a insegnarvi, a farvi venir voglia di vedere e rivedere la sua opera, di raccontare e riraccontare, nel suo stesso modo, belle storie che assomiglino alla vita reale ma al contempo facciano sognare una vita migliore. 

La prima qualità di questo autore-attore sta nella capacità di scriversi dirigersi e interpretare testi teatrali fatti apposta per sfidarlo a superarsi ogni volta per il suo pubblico. Chiunque lo abbia conosciuto ama infatti ritrovarlo in nuove situazioni complicate che facciano emergere aspetti sempre nuovi del suo personaggio, che come il vagabondo di Chaplin ci fa ridere e soffrire seguendolo nelle sue disavventure.

Ogni suo racconto può essere considerato una variazione sul tema del suo «donchisciotte« che ritorna sulla scena con la faccia scavata dalla malasorte e con le espressioni intense di Eduardo; ma non come una maschera immobile e cristallizzata, bensì come un eroe che si arricchisce di nuove sfumature e che si svela di racconto in racconto, con lo stesso carattere ma in continua trasformazione, mantenendo fermo il suo incrollabile idealismo al limite di una ingenuità cronica che lo fa considerare dal mondo in cui vive come un disadattato, un illuso, un pazzo.

In un saggio dedicato al «candore nell’arte» sottolineammo le affinità tra i personaggi e la poetica di Rossellini Fellini, Eduardo, e Chaplin. In questo Laboratorio indagheremo ed esploreremo le relazioni sul piano metodologico tra i modi di raccontare di questi artisti e tra i risultati eccezionali da loro ottenuti, così profondamente imparentati tra loro.

Questo Laboratorio è stato pensato per studiare l'opera di Eduardo nelle sue interne ed esterne correlazioni, per scoprire e apprendere le soluzioni che l'hanno resa tanto amata, invidiata, imitata, e come esse abbiano potuto influenzare l’opera di tanti altri autori, che, grazie a lui, hanno imparato a raccontare le bassezze e le nobiltà di cui l’animo umano può essere capace, senza mai diventare pedagogici, ideologici, cinici ma mantenendo anzi quello spirito idealistico che sostiene tutta la sua opera e la lega indissolubilmente a quella altrettanto grande di autori come Chaplin e Capra.

Quando Eduardo era ancora in vita, ben pochi - a parte i grandi interpreti del teatro inglese - hanno osato metterne in scena l’opera, per la comprensibile paura di confrontarsi non solo con la sua scrittura ma anche con la sua incomparabile messa in scena e recitazione. Ma dopo la sua morte, grazie alla fortunosa complicità delle ampie lacune nella documentazione della sua opera (dovute persino a cancellazioni accidentali delle registrazioni da lui realizzate per il servizio pubblico televisivo), si sono moltiplicate le messe in scena, le rivisitazioni, le riscritture mascherate da omaggi da parte di tanti aspiranti eredi di Eduardo ansiosi di sfruttare la notorietà del maestro per aumentare la propria. Da queste interpretazioni si può evincere l’evidente incomprensione di un’opera apparentemente facile da leggere e da fruire, che richiede viceversa una accuratezza e una profondità interpretativa che manca proprio a coloro che vogliono approfittare dell’assenza del maestro dalle scene per tentare di raccogliere la sua fortuna e ottenere gli stessi successi. 

Tuttavia ogni volta che si tenta di riportare in teatro o in televisione il teatro di Eduardo «senza Eduardo» la maggior parte del pubblico, soprattutto «il suo pubblico», quello che ha conosciuto direttamente la sua opera, non supporta e non apprezza l’immeritoria impresa, e anzi reagisce sottolineando come il confronto a distanza stimoli il desiderio di rivedere l’opera di Eduardo messa in scena dal vero Eduardo. 

Ci dispiace molto che sia mancato recentemente anche suo figlio Luca, l’unico ad aver raccolto e studiato adeguatamente la lezione del maestro, con cui ha condiviso tante messe in scena seguendo con umiltà i suoi insegnamenti. Molti di coloro che hanno partecipato alle sue messe in scena come comparse e maschere caricaturali rivendicano oggi la loro vicinanza a Eduardo e si vantano di essere stati suoi allievi. È la stessa sorte che è toccata a Fellini e Rossellini; anche nel loro caso ogni comparsa e ogni collaboratore all’oscuro dei progetti del maestro si propone oggi come un interprete competente per giudicare, o peggio per mettere in scena la sua opera.

A lungo si potrebbe parlare delle «attualizzazioni» e dissacrazioni dei capolavori di Eduardo da parte di pseudo-autori a corto di idee e di competenze che si sono serviti delle loro riscritture irrispettose per regolare i conti causati dalla loro invidia e al contempo si sono approfittati del nome di Eduardo per dare ai loro oltraggi l’appellativo di omaggi e ricevere così encomiastici apprezzamenti da quanti come loro non conoscono l’opera di Eduardo e si accontentano di un succedaneo. Luca De Filippo non ha fatto in tempo a fermare e deprecare quelle operazioni ignominiose che continuano a proliferare e a contaminare l’opera di Eduardo con orridi surrogati, che allontanano anziché avvicinare le nuove generazioni che non hanno potuto ancora conoscerla direttamente.

Forse proprio temendo questo scempio della sua opera lo stesso Eduardo aveva realizzato per la televisione pubblica alcuni cicli di messe in scena della sua opera, da lui stesso curate, che ebbero un grande successo e contribuirono a far conoscere la sua opera presso gli esperti e non. Nonostante solo una parte di quelle registrazioni sia sopravvissuta all’incuria con cui sono state memorizzate e conservate, e nonostante al momento nessuna di esse ci risulta restaurata o in procinto di esserlo grazie alle tecnologie digitali, i video di quelle messe in scena “storiche” (distribuiti su ogni supporto e ora anche in streaming) stanno ancora a testimoniare e ad esemplificare per tutti, appassionati e professionisti del teatro, come si dovrebbe mettere in scena l’opera di uno degli autori che ancora mantiene vivo l’interesse per la tradizione umanistica del nostro paese; quella che lui insieme con Rossellini, Fellini e pochi altri hanno trasportato nel secolo del cinema e della televisione per mostrare al mondo intero come ha funzionato e come potrebbe ancora funzionare quell’ascensore culturale tra alto e basso, tra arte narrativa e cultura popolare, che ha nutrito il lavoro dei nostri più grandi artisti di ogni campo della narrazione per secoli.

Il teatro di Eduardo costituisce un punto di arrivo e al contempo una grave interruzione nella tradizione del teatro d’arte, da cui bisognerebbe ripartire per tornare a studiare come si possono raccontare storie che sono imparentate con la miglior letteratura, con il miglior teatro, ma anche con le tradizioni culturali e con la cultura popolare del nostro paese; storie realistiche e verosimili che tuttavia mai si confondono con l’inchiesta  giornalistica, la cronaca, la denuncia ideologica, con quel realismo disgustoso e cinico troppo simile alla realtà quotidiana in cui è annegato il nostro teatro e il nostro cinema, che hanno evidentemente male interpretato la lezione di Eduardo.

Eduardo De Filippo ci ha insegnato «come» si possa raccontare delle bruttezze della vita, delle volgarità, delle miserie, della disperazione senza adeguarsi all’oggetto del discorso, ma anzi suscitando un atteggiamento idealista, nobile, l’esatto contrario di quel cinismo di cui è ammalata la maggior parte della produzione culturale attuale. Il realismo di Eduardo è piuttosto quello delle fiabe, che rende credibili i miracoli, le magie, le imprese di piccoli eroi mossi da grandi sentimenti. La nobiltà d’animo dei suoi personaggi si oppone alla nobiltà di nome, di titoli, propria delle maschere che ne fanno da contorno. 

Il suo teatro supera quell’opposizione manichea tra bene e male, tra vero e falso, che tanto fa comodo alla pedagogia e all’ideologia per convincere gli spettatori ingenui a stare dalla parte giusta. I suoi racconti ci svelano la complessità della natura umana e ci costringono a muoverci tra sfumature di grigio dove non è semplice stabilire chi è innocente e chi è colpevole, ma dove la compassione ci permette di perdonare, di comprendere e di capire, e di conseguenza crescere insieme ai personaggi protagonisti da lui interpretati. E l’ingenuità dei protagonisti, la loro innocenza, il loro sacrificio, a contrasto con il cinismo spietato e meschino dei loro interlocutori sollecitano il nostro animo a recuperare e a coltivare sentimenti nascosti sotto la vergogna di non riuscire più a provarli.

Il suo teatro, che in superficie si presenta, ed è facilmente etichettabile, come dialettale e italiano, si rivela universale, proprio come quello di Shakespeare, a cui tanto si ispira, non appena se ne indagano gli intrecci e si esplorano le innumerevoli correlazioni interne ed esterne. 

Eduardo come pochi altri cantastorie è in grado di mostrarci la vita ripetuta e ripetibile di tutti i Sud del mondo e di rappresentarla come lo sfondo più adeguato per narrarci le imprese di quei piccoli eroi le cui storie non entrano nei libri di Storia, ma, come ci ha insegnato Roberto Rossellini degno compagno di strada di Eduardo, cambiano il mondo diventando storie leggendarie, capaci di suscitare quei sentimenti universali che nobilitano l’uomo, lo spingono a compiere nobili imprese anche nella vita, e non ultimo ispirano tanti cantastorie a riraccontarle con ogni forma espressiva. 

Grazie al realismo poetico di Eduardo qualunque spettatore può riconoscersi nei protagonisti delle sue tragi-commedie e immaginarvi Eduardo a interpretarle. E amando quei personaggi capaci di fare il passo in più che lui non riesce a fare né nella vita né nell’arte, riceve le sollecitazioni necessarie per crescere sul piano morale e su quello artistico. 

Il teatro di Eduardo è spesso trattato al pari della materia proveniente dalla commedia dell’arte di cui si nutre, o confuso con quel teatro borghese da cui si distacca, quel teatro di denuncia e di autocommiserazione che si assolve rappresentando le proprie ipocrisie. 

Il suo teatro coinvolgendo gli spettatori nelle vicende umane dei protagonisti non consente loro di uscirne assolti proprio come non possono uscirne i personaggi, condannati a portare il peso di contraddizioni profonde e irrisolvibili per continuare a vivere la loro vita ordinaria senza correre i rischi di quel piccolo eroe solitario che come l’omino di Chaplin paga ogni volta il prezzo della sua disarmante sincerità con la solitudine e l’incomprensione.

La il teatro di Eduardo è anche il luogo dello straniamento per lo spettatore che voglia condividere con l’autore quel distacco ironico dalle umane miserie per narrarle come se si trattasse delle favole di Esopo unendo alla saggezza popolare del buon senso del suo personaggio l’analisi scientifica dell’autore studioso che ha saputo tessere per noi e voi la sua commedia umana.

Per chi come noi coltiva un interesse particolare per ogni forma di meta-narrazione il teatro di Eduardo offre straordinarie sollecitazioni ad indagare le forme della rappresentazione implicita ed esplicita nella vita e nell’arte. I suoi protagonisti, spesso attori, autori, illusionisti e maghi come i personaggi del suo maestro Shakespeare, competono inadeguatamente con le strategie del loro autore rivelando così, involontariamente, come essi recitano per vivere o come vivono per recitare. La lezione eduardiana si viene così a sommare a quella shakespeariana e a quella lubitschiana per offrire a noi e a voi l’opportunità di indagare le strategie autoriali e le prove attoriali in un gioco di specchi che, a differenza di quel teatro che vuol ridurre e semplificare la complessità dell’arte e dell’animo umano, non si risolve mai definitivamente ma invita a continuare a saltare di storia in storia per scoprire qualcosa in più, proprio come fa la scienza, proprio come ci narra l’arte.

L’attività di questo Laboratorio richiederà un grande impegno, soprattutto nella ricerca di risorse documentali, che sono per lo più sparse e seppellite in archivi pubblici e private che le conservano gelosamente per paura di ridurne il valore condividendole, o le vendono ai collezionisti a caro prezzo. Noi speriamo che tra coloro che attendono con ansia i risultati del Laboratorio o che vogliono contribuire al suo sviluppo ci siano filantropi e benefattori, studiosi e autori disposti ad aiutarci nell’impresa. Saranno graditi tutti gli aiuti necessari per reperire i materiali utili a tessere i fili la rete cognitiva da cui trarremo i servizi e prodotti formativi e educativi che abbiamo in programma di realizzare.

Contiamo sia sull’aiuto di partner istituzionali interessati a servirsi dei nostri strumenti per i loro compiti educativi e formativi sia sui piccoli e grandi aiuti di chiunque voglia legare il proprio nome a questa operazione per  trasformare l’opera di un autore di un maestro in uno strumento per insegnare le sue straordinarie capacità di  fare arte con il teatro. 

Come sempre pubblicheremo i risultati nei nostri ambienti di studio, aperti a chiunque nutra le nostre stesse speranze di poter fermare il degrado culturale che stiamo vivendo, che rischia di condannare all’oblio autori come Eduardo e di non dare alle nuove generazioni l’opportunità di crescere con i suoi insegnamenti.