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2. Studiare l’opera di un grande autore di racconti per l’infanzia.

Quando Walt Disney governava Toon Town, ovvero: le leggi del Paese delle Meraviglie e dell'Isola che non c'è, al tempo del cinema e della televisione

Lo studio, racconto per racconto e scena per scena, di alcuni capolavori rappresentativi dei modi di raccontare del più grande maestro della narrazione musicale animata.
Come trasformare la fiaba classica in un classico del cinema di animazione
Il secondo gruppo di progetti in cui si articola questa Bottega prende in esame l’opera monumentale di Walt Disney, che da sola basterebbe per sviluppare tutte le questioni che questo Laboratorio vuole trattare. I progetti di questo autore trovano ovviamente posto anche nella Bottega dedicata alla narrazione audiovisiva ("AuteurStudio"), ma qui trovano forse la collocazione ideale, avendo essi sempre come destinatari i fruitori più giovani, e come materia narrativa ed espressiva il mondo delle fiabe e delle favole, che Disney rielabora per farne nuovi racconti per l’infanzia.
Domandarsi «come farebbe» oggi, Walt Disney, un cartone animato musicale, vuol dire entrare virtualmente nella sua bottega creativa, quella che lui stesso ha mantenuto viva con i suoi più stretti collaboratori per oltre quaranta anni, dagli anni venti agli anni sessanta.
C’è ancora chi continua ad attribuire a Walt Disney manie autoritarie, scambiando l'autoritarismo con l'autorevolezza. La sua volontà e capacità di controllare ogni aspetto della creazione di un’opera d’arte per l’infanzia lo inducevano infatti ad esigere il medesimo controllo da parte dei suoi collaboratori che, per avere l'onore di collaborare con lui, dovevano accettare, rispettare e far rispettare delle regole, dei «paletti» molto rigidi entro cui esercitare tutta la libertà necessaria per reinventare i racconti classici per l'infanzia. Sono proprio quelle regole d'oro della narrazione a più mani e più forme espressive che gli hanno permesso di realizzare, sotto la sua direzione, centinaia di piccoli e grandi capolavori che rimangono come perfetti e insuperati esempi di racconto poli-espressivo tout-court.
Si potrebbe argomentare a lungo per quali ragioni «la Disney dopo Disney» non sia riuscita a (o non abbia più voluto) seguire la strada del maestro, e l’abbia abbandonata adducendo la ridicola scusa della necessità di aggiornarsi alle «esigenze del mondo contemporaneo». I cartoni animati musicali di Walt Disney non sono «attuali» e non hanno bisogno di essere «attualizzati» per parlare a generazioni di tutto il mondo e di ogni tempo, mentre i cartoni «attualizzati» della nuova Disney - che è diventata una «griffe» per smerciare di tutto - sono solo e non sempre successi stagionali che verranno dimenticati nel tempo insieme alla sua scellerata scelta produttiva. La Pixar, che è nata - proprio come la Disney di Walt Disney - dal lavoro appassionato di un gruppo di giovani allievi diretti e indiretti del team originario di Walt e dalla mente illuminata di Steve Jobs, è cresciuta fino a raggiungere successi universali degni del loro maestro (basti pensare alla saga di Toy Story, a Monsters & Co., a Cars e a Ratatouille) ma poi è stata assorbita dalla «Walt Disney dopo Disney» desiderosa di riconquistare la supremazia nel campo in cui la stessa Pixar sembrava destinata a superarla con scelte artistiche apprezzate evidentemente anche dal pubblico. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: avremmo voluto assistere a come la Pixar migliorasse l’attuale Disney, ma abbiamo dovuto assistere a come l‘attuale Disney sia riuscita a peggiorare la Pixar, che si è adattata a produrre successi stagionali uno dopo l’altro e a diventare parte di un’industria dell’intrattenimento che di nuovo non ha più a cuore la crescita del pubblico, la produzione di capolavori artistici e la nascita di nuovi autori.
Un motivo in più per tornare a studiare «come lo farebbe Disney», come svilupperebbe un progetto narrativo poli-espressivo riraccontando quelle favole e fiabe universali che nutrono le nuove generazioni ovunque da secoli.
Per questi motivi Walt Disney era «uno sceriffo a Toon Town», costretto a far rispettare le regole che lui stesso aveva elaborato e stabilito. Per sua stessa esperienza diretta, egli sapeva che quelle limitazioni erano necessarie per stimolare i suoi artisti a dare il loro meglio; voleva quindi che essi, nello sperimentare soluzioni innovative, fossero consapevoli e si sentissero responsabili di essere i fortunati depositari di antichi preziosi insegnamenti che non andavano in nessun caso traditi o accantonati.
In ogni cartone animato firmato Walt Disney non c’è solo la saggezza di questo artista straordinario, ma anche quella dei suoi maestri: i grandi narratori delle favole e fiabe che dall’antichità hanno continuato ad essere riraccontate ad ogni generazione, e che nel tempo sono state oggetto di riscritture in ogni forma espressiva, soprattutto pittorica, da parte di artisti che, con Disney e prima di lui, hanno contribuito a visualizzare ogni aspetto del meraviglioso mondo immaginario suscitato dalle favole.
Gli scrittori e i disegnatori che hanno lavorato con Walt Disney sono da considerare gli eredi e i continuatori di quell’arte di creare racconti immortali per l’infanzia che non ha mai smesso di esistere, anche quando mortificata dalla cultura di massa. Ad essi si sono aggiunti, sin dai primi cortometraggi animati, i musicisti che hanno composto ed eseguito le musiche «classiche» dei suoi capolavori, colonne sonore firmate che non hanno semplicemente abbellito i suoi racconti multimediali, ma hanno concorso a crearli, interagendo con le immagini e le parole per «dire» cose diverse e complementari ad esse.
Assumere anche solo uno dei suoi racconti animati musicali come oggetto di studio già basterebbe per capire tutto quello che si potrebbe insegnare e imparare a partire dalla scuola d'infanzia e primaria, studiando oltre che rivedendo i capolavori disneyani. Ma se si assumono ad oggetto più esempi del suo modo di narrare e comporre, si può addirittura dare ai nostri giovani allievi la possibilità di identificare e riconoscere dalla comparazione, i principi generali di narrazione e composizione da lui definiti e applicati con grande rigore. Un educatore e cantastorie accorto - un insegnante, un genitore, uno zio o un nonno - potrebbe stimolare e seguire suoi piccoli allievi in un viaggio senza fine attraverso i racconti di questo straordinario narratore multimediale; potrebbe aiutarli ad esplorare le correlazioni interne ed esterne all' opera disneyana in base agli stessi principi con cui è composta, e quindi a padroneggiare quei principi nel navigare tra i testi, prima di applicarli nell’elaborazione di nuovi racconti sempre sotto la guida materiale del proprio educatore e sempre sotto la guida virtuale del maestro di tutti i maestri di narrazione per l'infanzia.

Biancaneve e i sette nani

Il progetto più importante per Walt Disney, quello con cui operò il salto dal corto al lungo metraggio con l’ambizione di realizzare un’opera musicale di pura animazione, è anche uno dei progetti più importanti di questa Bottega, per realizzare il quale da anni raccogliamo materiali di progettazione e produzione in un archivio dedicato. Questo capolavoro, che all’uscita sembrò destinato all’insuccesso e a far fallire la stessa Disney, è diventato il film più conosciuto e più amato attraverso cui ogni generazione impara a riconoscere la firma di Walt Disney. Inoltre continua a dimostrare che l’investimento lungimirante su un grande progetto artistico ripagabile negli anni era ed è la strada giusta da seguire. Da allora, fino alla scomparsa del suo autore, tutti i progetti a firma Disney godettero del tempo e dei mezzi necessari per raggiungere la medesima perfezione. Riunendo nella sua bottega e sotto la sua guida i migliori disegnatori, scrittori, musicisti, e metteur en scene, Walt Disney ha mostrato al mondo come si potevano riscrivere in forma audiovisiva i grandi capolavori della narrazione per l’infanzia senza tradire i progetti originali ma creando nuove appassionanti variazioni sul tema. Pochi si sono accorti che la versione Disney di Biancaneve è un’opera musicale in cui i suoni interagiscono sempre con le immagini e le parole in una narrazione su più piani e con più forme espressive perfettamente integrate e complementari tra loro. Il nostro progetto ha l’ambizione di mostrare e spiegare come il più grande cantastorie dell’era del cinema sia riuscito nell’impresa di riraccontare una storia immortale affidando a soluzioni originali, studiate per ognuno dei diversi piani espressivi, il compito di rappresentare un diverso livello della complessità di un racconto solo apparentemente semplice, ma già estremamente stratificato e articolato fin dalla versione letteraria dei fratelli Grimm da cui Walt ha tratto la materia narrativa. Attraverso l’anatomia di questo capolavoro intendiamo costruire e distribuire una serie di strumenti di studio che aiutino studenti e studiosi, autori e docenti ad avvicinarsi all’arte della narrazione multiespressiva; perciò vogliamo rendere espliciti gli insegnamenti metodologici del maestro dei maestri ricreando la sua bottega progettuale intorno a un racconto che si presta a diventare un modello esemplare per ogni cantastorie del presente e del futuro che voglia apprendere la lezione dei classici. Scopri di più sul progetto

 

Pinocchio

Sembra incredibile ma il racconto a firma di Carlo Collodi è oggi più conosciuto attraverso la riscrittura audiovisiva disneyana che attraverso il suo testo letterario illustrato. Pochi hanno letto da piccoli il testo di Collodi, sia perché nell’era della comunicazione e del degrado culturale la lettura è sempre meno praticata dalle nuove generazioni e male insegnata dalla scuola, sia perché il progetto collodiano, come altri destinati all’infanzia e a pensati per favorire la crescita dei ragazzi, richiede una preparazione che oggi manca anche agli adulti e persino ai professionisti della narrazione. Il film di Walt disney rispetto al romanzo di Collodi costituisce una versione “nursery”, una riscrittura per tutte le età che non tradisce il capolavoro letterario che lo ha ispirato, ma invita alla sua lettura e a ricercare in esso le tante risposte alle domande che il film stimola. Il nostro progetto prende in esame tanto la scrittura per parole e disegni del testo originale collodiano quanto quella per musica parole e immagini animate con cui Disney riracconta la storia immortale del giocattolo che desiderava diventare un bambino, invitando gli utenti ad esplorare tutti quei racconti artistici che sono imparentati con il film di Disney e con la novella di Collodi. Così il nostro progetto da un lato entra nelle pieghe del racconto collodiano e disneyano per comprenderne i meccanismi, per studiare le soluzioni narrative ed espressive dei due autori e dei loro collaboratori, da un altro espande il progetto per correlare ad esso tutte quelle “toy stories”, come la saga della Pixar o il film di Spielberg A.I. Intelligenza Artificiale, che sviluppano l’eredità di Collodi e di Disney sintetizzandola con quella di altri autori come James Barrie o Hans Christian Andersen. In questa prospettiva il nostro progetto prevede la realizzazione di diversi strumenti e prodotti rivolti principalmente al mondo educational, alle famiglie e alle scuole, per aiutare gli utenti a viaggiare tra le innumerevoli favole, di ogni tempo e luogo, che da Pinocchio partono o arrivano inseguendo i fili invisibili che le legano tra loro attraverso denominatori comuni, quei meccanismi universali perfettamente applicati nelle soluzioni esemplari esemplari elaborate dai grandi maestri che da Collodi hanno appreso l’arte della narrazione. In particolare questo progetto consente di andare a lezione da tutti coloro che si sono cimentati nel raccontare storie di personaggi dalla molteplice natura, umana e artificiale, inanimata e fatata; giocattoli antropomorfi come il soldatino di piombo, lo schiaccianoci, che prendono vita in opere letterarie, pittoriche e musicali o in quei piccoli capolavori del cinema di animazione precedenti il Pinocchio dello stesso Disney, le Silly Symphonies, di cui sono protagonisti insieme a animali antropomorfi e spiritelli dei boschi. Scopri di più sul progetto

 

Cenerentola

Il progetto dedicato alla fiaba immortale della Cenerentola costituisce per noi una sfida su più tavoli da gioco: mentre ci consente di trattare la scrittura letteraria nelle sue interazioni con la composizione visiva, al contempo ci consente di analizzare le trasformazioni della scrittura letteraria in teatro musicale e in cinema di animazione; e per giunta ci consente di indagare come la favola di magia possa mutarsi in commedia sofisticata. Dalla leggenda egiziana della schiava Rodopi alla Gatta Cenerentola di Giambattista Basile alle versioni letterarie della Cenerentola di Charles Perrault e dei fratelli Grimm, alla versioni teatrali musicali di Gioachino Rossini (La Cenerentola) e di Jules Massenet (Cendrillon), fino al film di animazione di Walt Disney (Cinderella), questo racconto ha subito variazioni che invitano a riflettere sulle costanti e varianti narrative e a chiederci quali siamo i denominatori comuni del progetto che, anche senza scarpette e aiutanti magici, continua a funzionare, e di cui ritroviamo tracce in racconti che pur non nominandolo direttamente, continuano ovunque a svilupparlo, assumendolo come modello archetipico da interpretare con ogni forma espressiva e in versioni per ragazzi di ogni età. Nella sua versione, Walt Disney fa incontrare le favole di animali - sull’esempio di Esopo - con le fiabe di magia delle eroine premiate per il loro candore. Dal Pigmalione di Bernard Shaw a Sabrina di Billy Wilder non posiamo fare a meno di riconoscere debiti in varianti implicite che, pur trasformando il progetto, creano interessanti parentele a diversi gradi di separazione, correlazioni intertestuali che rivelano come ogni capolavoro artistico abbia per materia narrativa sempre e anzitutto quella proveniente dalle favole e fiabe. Il nostro progetto invita utenti di ogni età a esplorare i legami visibili e invisibili tra le innumerevoli variazioni sul tema di questo racconto, a ragionare sui criteri di correlazione, sull’inadeguatezza di criteri di classificazione e di analisi usuali - basati su tipi e motivi, funzioni e attanti - in grado di cogliere solo la superficie empirica dei testi. Attraverso l’identificazione dei conflitti, lo studio degli intrecci e l’analisi sistematica e multiprospettica secondo principi universali di narrazione, intendiamo da un lato far emergere le reali parentele e da un altro smascherare le false affinità, solo esteriori, stabilite da remake ed esercizi di genere che sfruttando la ripresa di personaggi e situazioni, attualizzandolo e omologandolo ai modelli culturali di moda sostenuti dai mass media, riducono il progetto Cenerentola a volgari imitazioni senza qualità artistiche. Scopri di più sul progetto

 

Alice nel paese delle meraviglie

Il progetto dedicato al capolavoro di Lewis Carroll ha avuto diverse versioni, ma fin dalla prima, elaborata agli albori dell’editoria elettronica, ha costituito per noi l’occasione di ipotizzare ed esemplificare come potrebbe avrebbe potuto realizzarsi un nuovo tipo di edizione critica reticolare digitale che avesse davvero un valore aggiunto rispetto a quelle analogiche. Proprio il testo di Carroll, infatti, venne utilizzato come banco di prova per le prime edizioni di digital “expanded books” quando ancora la rete non era sviluppata come la conosciamo oggi e si pensava a quale nuovo supporto potesse ospitare tali edizioni, quale software sarebbe stato più idoneo e come sarebbero state interrelate tra loro le risorse interne ed esterne alle nuove edizioni digitali, non essendo allora ancora disponibile il cloud per prevedere archivi online a cui mirare. In effetti le innumerevoli traduzioni, illustrazioni, riscritture e adattamenti, nonché gli studi multidisciplinari con cui questo testo ha circolato e continua a circolare per il mondo intero, lo hanno fatto apparire come un testo ideale per un’operazione editoriale sperimentale che valorizzasse tutte quelle risorse. Per noi si trattava di dar prova di ciò che poteva essere la reticolarizzazione tecnologica di un testo logicamente concepito come un reticolo dall’autore stesso. Per noi si trattava di scommettere su un nuovo tipo di edizione reticolare adeguata a rappresentare le interne ed esterne correlazioni di un testo nato per suscitare viaggi nella memoria tra le sue stesse parti e  e quelle di altri testi a partire da quelli per l’infanzia che un bambino potrebbe aver già letto. “Alice nel paese degli ipertesti” era il titolo della nostra proposta metodologica e tecnologica in alternativa a quegli assemblaggi multimediali che hanno contribuito ad affossare anziché far decollare l’editoria elettronica. Tutti gli studi poliprospettici e i prodotti multimediali che abbiamo concepito per questo grande progetto contribuiscono a mostrare come da questo testo ideato come un reticolo logico dallo stesso Carroll si possano inseguire correlazioni con testi correlati dello stesso autore o di altri autori imparentati con esso, come si possano studiare le trasformazioni espressive del testo mantenendone l’intreccio narrativo, come si possa trasformare l’intreccio, come si possa tradurre il testo, riscriverlo e metterlo in scena, ragionando sui principi metodologici che presiedono a ognuna di queste operazioni. Ma soprattutto mostriamo come per comprendere la complessità del testo occorra possedere tutti quegli strumenti metodologici he possedeva lo stesso Carroll o di cui disponeva Walt Disney quando ne ha pensato la riscrittura e messa in scena come film di animazione. Di conseguenza mentre si comprende il progetto di Carroll, se ne esplorano le correlazioni con i progetti di altri grandi autori e studiosi che hanno provveduto ad espanderlo e a diffonderlo, si entra in una sorta di ipermanuale di composizione multiespressiva, dove grazie al progetto di questo genio polivalente si può studiare sul piano metodologico la logica, la linguistica la traduzione l’illustrazione, e si può persino studiare come il testo sia trasformabile in un gioco, un puzzle logico che dialoga con i giochi logici pensati dallo stesso Carroll o con quei libri giochi nati dalla mente degli allievi a distanza di Carroll come Raymond Smullyan.  Scopri di più sul progetto

 

Peter Pan

Il nostro interesse per l’opera di James Barrie e la «saga di Peter Pan» è andato crescendo negli anni e con esso il nostro progetto, che si è ampliato in funzione delle possibilità di realizzare spettacoli, edizioni, strumenti di studio e mostre che possano far emergere la ricchezza e complessità dell’opera di Barrie, le sue qualità artistiche insieme alle potenzialità educative, anzitutto come manuale di narrazione e composizione a più livelli e da diverse prospettive. È lo stesso Barrie a invitarci a rileggere il suo capolavoro come parte di una saga da lui stesso ampliata con nuovi capitoli; come variante letteraria o teatrale di uno stesso progetto; come complemento di un racconto a quattro mani illustrato dai suoi amici e collaboratori Arthur Rackham e Francis Donkin Bedford e poi da una quantità di pittori e disegnatori che hanno voluto cimentarsi fino ad oggi nell’impresa di creare immagini per farle interagire con le immaginazioni letterarie di Barrie; come partitura e libretto per una messa in scena multimediale che ha visto alternarsi al suo fianco tanti musicisti da John Crook, con cui collaborò lui stesso per la prima messa in scena di Peter Pan, a Leonard Bernstein, fino a John Williams che ha scritto una delle sue partiture più belle per Hook di Spielberg. Peter Pan può essere considerato la terra di nessuno (tra il qua e il là) tra il racconto di fantasmi per adulti e il racconto di fate per bambini, il modello archetipico per innumerevoli riscritture e adattamenti, espliciti e impliciti, ampiamente diffusi nel mondo contemporaneo. È lo stesso Barrie, con la sua capacità di inserirsi nelle pieghe delle sue commedie per rivolgersi ironicamente a chi le voglia mettere in scena, che sembra invitarci a valutare le soluzioni elaborate dai suoi allievi diretti e indiretti e a riconoscere chi lo ha rispettato e ne ha appreso la lezione rispetto a  chi invece lo ha ridotto, omologato e usato ideologicamente. Nel nostro progetto l’opera di Barrie si trasforma in un compresso e sofisticato strumento di studio per apprendere come questo singolare narratore, insieme letterario e drammaturgico, abbia saputo sintetizzare la “novel” e il “romance”, il racconto di pirati e d’azione del suo maestro Stevenson con quello interiore di fantasmi del suo amico James, la tradizione delle fiabe di magia con la mitologia classica e nordica, la commedia shakespeariana con la pittura vittoriana e edoardiana; ma anche come abbia saputo ispirare il racconti per ragazzi di tutti i grandi narratori fino ai cantastorie multiespressivi Walt Disney e Steven Spielberg; come abbia insegnato a generazioni di scrittori le differenze tra la scrittura letteraria e quella drammaturgica lasciando come esempio mirabile le due versioni del suo stesso testo capolavoro; come abbia saputo ispirare pittori e musicisti e sollecitare lui stesso il cinema a mettere in scena il suo racconto elaborando lui stesso un copione a tale scopo; e come abbia creato e ispirato un universo espandibile letterario visivo e musicale in cui l’ “isola che non c’è” si collega non solo con i “Giardini di Kensington” ma anche con i boschi intorno alla stessa Londra - elisabettiana - popolati dagli eserciti di Titania e di Oberon. Da Peter Pan si entra infatti in tanti altri universi narrativi, proprio perché la stessa materia è usata da Kipling, Stevenson, Shakespeare, Conan Doyle, Disney, Spielberg, e tanti altri maestri che prima o dopo di Barrie hanno collaborato a distanza al medesimo progetto. In questa prospettiva abbiamo voluto intraprendere l’impresa di rappresentare reticolarmente il grande progetto di James Barrie, affinché altri nuovi autori possano contribuire ad espanderlo ulteriormente, e nuovi lettori/spettatori possano goderne nei modi con cui oggi si possono far interagire tutti i prodotti scaturiti dal suo progetto immortale. Scopri di più sul progetto