La Bottega dedicata alla narrazione artistica audiovisiva 

- dove, raccogliendo la lezione metodologica degli inventori delle forme della narrazione audiovisiva, studiamo come  un vero autore curi e firmi i suoi progetti in ogni fase e sotto ogni aspetto, dalla sua ideazione alla sua promozione,

- dove indaghiamo l’arte dei grandi sceneggiatori e registi che, dalle soluzioni elaborate dai loro maestri, artisti della narrazione letteraria, visiva, teatrale, hanno tratto insegnamenti per studiare soluzioni narrative audiovisive, e per sfruttare altrettanto bene la monoespressività del cinema muto e la poliespressività del musical,

- dove apprendiamo, dai classici dell’arte narrativa audiovisiva, come comporre, narrare e mettere in scena con la stessa sistematicità e competenza di coloro che hanno ideato e realizzato quei capolavori immortali; e dove costruiamo strumenti innovativi per insegnarvi a farlo,

- dove ideiamo e sviluppiamo i nostri servizi e prodotti - i Sistemi di Studio Reticolare, gli spettacoli, le mostre, le pubblicazioni, i cicli di lezioni - per insegnare a ricavare, dai capolavori dell’arte narrativa audiovisiva, le straordinarie competenze di quegli autori che, anziché essere condizionati dalla cultura di massa, sono riusciti a fare arte anche con il cinema e la televisione.

La Bottega “AuteurStudio” assume come tutor virtuali autori dalle cui opere si possono ricavare insegnamenti metodologici concernenti la narrazione audiovisiva in forma artistica, e più specificamente quelle capacità di sfruttare al meglio l’interazione e la complementarità dei piani espressivi per raccontare storie complesse che richiedono soluzioni adatte a rappresentare diversi livelli narrativi con diversi livelli espressivi: dall’interazione tra le immagini in movimento e la musica, del cinema muto musicale, a quella tra le immagini in movimento, la musica e i dialoghi, del cinema parlato e musicale.

Questi autori si distinguono dai tanti, che oggi più che mai sono invogliati a fare cinema dalle incredibili potenzialità offerte da un semplice smartphone, perché i loro progetti hanno le stesse qualità artistiche di un grande romanzo di una grande pièce teatrale pur senza assomigliare ad essi. Nei loro capolavori non “filmano gente che parla” e non affidano alla parola le soluzioni che non sono riusciti a trovare tentando di raccontare con il cinema un complesso intreccio di storie.

Tutti oggi pensano di essere in grado di fare cinema, senza mostrare un briciolo di quell’umiltà che caratterizzava fino a poco tempo fa chi pensava di fare solo dei video di viaggio per mostrarli ai pochi sventurati amici e familiari, pronti a loro volta a fare altrettanto. Tutti oggi, grazie alla diffusione “democratica” della tecnologia mobile, possono presentarsi nel loro curriculum come “autori di cortometraggi”, così come tutti oggi possono dirsi scrittori aprendo blog e pubblicando i propri diari personali e quotidiani online. Ma quanti oggi saprebbero fare film come quei maestri autori di capolavori per i quali siamo ancora disposti a pagare, pur di vederli e rivederli? “Abbiamo trasformato il cinema amatoriale in cinema professionale” è il vanto di chi promuove la cultura di massa eleggendo l’analfabetismo a nuova arte. 

Ma l’unica speranza, per chi fa “professionalmente” cinema oggi, è che svaniscano dalla memoria e dalla distribuzione proprio quei capolavori con cui ogni confronto diventa umiliante, semplicemente perché con la loro imbarazzante esistenza rivelano  che non si sa più fare né insegnare a fare cinema come lo facevano quei grandi maestri. Nessun “nuovo” cineasta riesce più a ottenere quella perfezione, apparentemente irraggiungibile, attribuita al “genio”, e tuttavia non perde occasione per citare e omaggiare gli autori di capolavori, pur senza alcuna speranza di uguagliarli, ma sfruttando il nome di quelli per promuovere il loro stesso cinema attribuendo a se stessi la capacità di raccoglierne l’eredità. Ma ogni tentativo di fare del cinema un’arte oggi appare come un fenomeno destinato a scomparire tra le mode e la propaganda del tempo.

Noi invece vogliamo ridare voce, sia pure in forma virtuale, a quegli autori insuperati, per farne non solo i nostri maestri ma anche i vostri. Abbiamo costruito questa Bottega per studiarne gli insegnamenti, racchiusi in ogni loro progetto, in ogni scena dei loro capolavori, e per costruire Sistemi di Studio Reticolare adatti a farvi apprendere tutto quello che oggi è possibile esplicitare attraverso strumenti adeguati alla straordinaria complessità degli oggetti di studio; l’opera di quegli autori che vi proponiamo come la materia da cui apprendere e su cui esercitare nuove abilità che non potreste apprendere in alcun altro modo.

La prima cosa che apprenderete dal modo di fare cinema dei nostri maestri, che abbiamo eletto come vostri maestri, è che il cinema non si fa senza studio e al contempo che il cinema non si studia con il cinema. Il cinema degli autori classici nasce dalla tradizione mitteleuropea e dalla integrazione di quelle forme espressive che, nella tradizione umanistica prima della nascita del cinema, avevano raggiunto il più alto livello artistico; e nasce grazie ad autori che avevano fatto propri gli insegnamenti dei maestri e che erano pronti a integrarli in una nuova forma, multiespressiva, e adottando nuove tecnologie. 

I maestri che inventarono le forme della narrazione artistica cinematografica scrissero anche le regole di questa nuova modalità di comunicazione multiespressiva e multimediale; essi erano i depositari di quel “segreto" - del fare arte con le sole immagini in movimento - poi smarrito o riscoperto dai pochi che ne hanno voluto studiare gli insegnamenti; ed erano tutti allievi e studiosi dei grandi artisti che avevano eccelso nel teatro di prosa, nel teatro musicale, nella letteratura, nella pittura, nella musica. 

Il cinema che noi amiamo si è sviluppato in America ma i presupposti del cinema sono europei; e sono europei anche gli autori che per primi hanno creato arte con il cinema; per lo più sono emigrati dall'Europa negli USA, trasportando dal vecchio continente la materia espressiva e narrativa con cui hanno creato i loro capolavori cinematografici. 

Eppure il cinema, dopo solo un secolo di vita, sembra già morto, perché di generazione in generazione, anziché studiare i maestri del "segreto perduto" e i loro maestri umanisti, si è preferito pensare al cinema come una forma di espressione contemporanea che interrompe il rapporto con il passato, come un nuovo linguaggio che non ha bisogno di altro che di se stesso. Così è nata una generazione di cineasti che si è nutrita solo di cinema e che via via ha portato il cinema ad assomigliare a lunghi trailer di videogiochi, rivolti a un pubblico di bambini e di adulti non cresciuti che si nutre solo di stereotipi e che non è più in grado di distinguere un'opera d'arte da un prodotto di genere.

Con questa Bottega si è voluto raccogliere l'esempio e i progetti di «autori-studiosi» come Truffaut e Hitchcock, che oltre a fare cinema hanno sottratto energie e tempo alla propria carriera artistica per raccontare anche «come» si fa cinema, per riflettere su come loro stessi avevano creato capolavori che erano entrati a far parte di una tradizione artistica, non solo cinematografica, che essi - com i loro progetti narrativi e con i loro studi sulla narrazione audiovisiva - volevano contribuire a mantenere viva. 

In questa Bottega si studia ciò che fa la differenza tra filmare e fare un film, tra creare un film amatoriale, per documentare le proprie vacanze, e creare un capolavoro artistico, un film «come lo farebbe» un grande maestro, uno di quegli “auteurs” depositari del “segreto perduto” capaci di realizzare capolavori immortali.

Dopo la rivoluzione solo apparentemente democratica della diffusione di mezzi tecnologici a basso costo per facilitare il processo di produzione audiovisiva, che ha reso chiunque autore di cortometraggi - oltre che “critico cinematografico”, come direbbe Truffaut - ci si deve domandare se vi è ancora una differenza tra quanti, come Orson Welles e Ernst Lubitsch, hanno investito tutta la loro vita a studiare i classici e a creare capolavori degni di farne parte, e quanti invece hanno ritenuto che bastasse disporre di una tecnologia user friendly e poco costosa per raccontare una storia; fra quanti hanno studiato i capolavori della classicità non solo cinematografica per capire come creare varianti audiovisive di storie archetipiche millenarie, e quanti invece hanno pensato che - per avere successo subito piuttosto che entrare nella leggenda dei grandi narratori - bastasse raccontare la propria vita, le proprie quotidiane disavventure e condividerle con altri pronti a fare la stessa cosa.

Da questo punto di vista la rete Internet non ha migliorato la situazione, offrendo l'illusione che basti aprire un blog per diventare scrittori, che basti pubblicare un video su youtube e avere molti contatti per diventare famosi cineasti, che basti pubblicare musica su i-tunes per diventare musicisti.

Nondimeno le Università e la proliferazione di promettenti Scuole e Accademie, in cui si riciclano come insegnanti gli autori stagionali di successo, hanno creato l'illusione che con un po’ di tecnologia e con formule o «format» sperimentati si possano ottenere quei successi di pubblico che ormai sono diventati soltanto un'operazione di marketing che si consuma insieme a ogni nuovo fenomeno dato in pasto ai mass media.

Il cinema è di nuovo proprietà di produttori e distributori - non più degli autori - che si rivolgono al pubblico più vasto - i dodicenni - sperando di catturarne la breve attenzione. Questi  costruttori di successi stagionali sono sempre alla caccia di nuovi fenomeni di costume da sfruttare, e adoperano le loro risorse per unire cantanti, attori, registi e scrittori di successo in improbabili combinazioni che ritengano possano soddisfare il mercato adolescenziale, che consuma, più di altri, i prodotti per l’ intrattenimento di massa.

Nella corsa ad accaparrarsi il pubblico più vasto, cioè più infantile e ineducato, ciò che sta degenerando è proprio la qualità del prodotto cinematografico, che si avvicina sempre di più a quel prodotto televisivo costruito rapidamente e su modelli stereotipati, destinato a diventare solo un lungo trailer di videogiochi che usciranno subito dopo il film e che avranno maggior successo del film stesso.

Anche la scusa di non avere più storie da raccontare ma solo stereotipi da ripetere all'infinito o racconti pseudo ironici che irridono i testi classici come la volpe che disprezza l'uva, sono tutti sintomi di una crisi profonda, non tanto del cinema quanto di una società incapace di insegnare a raccontare storie, a creare nuovi autori in grado di creare a loro volta nuove storie ispirate ai grandi archetipi della narrazione classica e di tramandare quegli insegnamenti che erano insiti in essi.

In questa Bottega si prendono in esame soprattutto le opere di quegli autori che più di altri hanno investito energie e tempo per riflettere sulle possibilità, sulle regole, sulle soluzioni narrative del cinema stesso e sugli insegnamenti che le arti classiche hanno offerto - per lo più invano - al cinema.

Questa Bottega assume tali autori come «tutor virtuali» e trasforma la loro stessa opera in un manuale di studio della narrazione audiovisiva come avrebbero voluto fare Truffaut e Hitchcock con la loro «conversazione ininterrotta», oggetto peraltro di uno dei Sistemi di Studio Reticolare che contiamo finalmente di poter completare e distribuire.

Questa Bottega ci permetterà di realizzare numerosi strumenti per insegnare a fare arte con il cinema raccogliendo e sistematizzando la lezione metodologica di quegli autori che erano riusciti a controllare ogni aspetto della complessa macchina cinematografica, divenendo davvero «autori indipendenti» ("mavericks" o "auteurs" come si sono chiamati a differenti latitudini), cioè al contempo autori produttori e spesso anche attori nonché promotori della loro opera. Tra questi vi sono tanto i primi registi indipendenti della United Artists, i maestri del muto come Chaplin e Lubitsch, i grandi autori dell'industria cinematografica come Hitchcock, Disney, Spielberg, i piccoli autori indipendenti europei come Truffaut, Rossellini e Welles.

Attraverso uno studio sistematico dei progetti, degli scritti e delle interviste, nonché dei lavori realizzati di alcuni grandi autori, in questa Bottega viene dunque preso in esame ciò che fa di un autore un artista e non semplicemente un realizzatore di corto/lungo-metraggi. Per quanti non sono interessati a divenire fenomeni di costume stagionali e ad essere ricordati in un revival come reperti storici da commemorare, questa Bottega intende estrarre preziosi insegnamenti dall’opera dei pochi autori che, anche nel cinema, nei 100 anni di vita, sono riusciti a diventare dei classici al pari di quei maestri che erano già diventati tali lavorando in altri campi di più lunga tradizione, come la letteratura, le arti visive, il teatro di prosa, la musica e il teatro musicale.

Ci riferiamo a quegli autori che più di altri si sono dedicati a riflettere, a scrivere di, a narrare di, e a insegnare come si costruisce un capolavoro cinematografico. Dal cinema muto delle origini, al cinema francese degli auteurs, ai mavericks di Hollywood, alle factory della Disney, della Pixar e della Amblin, cercheremo di ricreare quel tessuto di ricerche, di invenzioni, in una parola di «principi di narrazione», che ha unito a distanza le migliori menti del secolo scorso con le migliori menti della nostra tradizione umanistica; un secolo che ha inventato ma anche fatto tramontare il cinema trasformandolo in videogioco, pseudo-giornalismo, intrattenimento similtelevisivo.

Con questa Bottega vogliamo tentare non di resuscitare il cadavere del cinema ma di dare agli aspiranti autori di domani la possibilità di apprendere anche dal cinema dei maestri gli strumenti più raffinati per diventare nuovi cantastorie con ogni forma espressiva, compreso il cinema.